
Quando sono a cena fuori con amici che non lavorano nel vino, spesso mi chiedono: "Ma tu, cosa bevi quando non sei in modalità sommelier?"
La risposta li delude sempre un po'. Perché non è un Barolo Riserva del 1996 servito alla temperatura perfetta in un calice Riedel. È molto più semplice.
Il mio vino del cuore è un Barbera. Non una Barbera blasonata. Una Barbera d'Asti normalissima, quella che trovi in ogni enoteca del Piemonte, tra i 10 e i 15 euro. Acidità vivace, frutto fresco, nessuna pretesa. Un vino che non chiede attenzione, la merita.
A casa, il venerdì sera, apro spesso un Grignolino. Lo so, lo so. Una sommelier con vent'anni di esperienza che beve Grignolino del Monferrato davanti alla televisione. Ma il Grignolino è il mio segreto. È leggero, è elegante, ha quel tannino sottile che ti tiene compagnia senza stancare. Costa poco, lo conosce poca gente, e ogni volta mi ricorda il Piemonte. È la prova che il vino non deve essere famoso per essere speciale.
Quando sono al mare, il mio vino è il Vermentino di Sardegna. Freddo, sapido, con quella nota salina che sembra portare il mare nel bicchiere. Non cerco Vermentini particolari, cerco quelli semplici. Il Vermentino è nato per essere bevuto, non per essere analizzato.
E quando voglio un momento di lusso silenzioso? Un Franciacorta Satèn. Non lo verso in un flute, uso un calice largo. Lo bevo lentamente, senza fretta, senza abbinamento. Solo io e le bollicine.
Il vino che bevo quando nessuno mi guarda non è mai quello che gli altri si aspettano. Non è il più costoso, il più premiato o il più raro. È quello giusto per quel momento. E di solito costa meno di 15 euro.
Questa è la lezione più importante che posso insegnarti: il vino migliore è quello che ti fa stare bene. Non quello che impressiona gli altri. Quello che ti fa sorridere da sola davanti a un bicchiere.
Il vino è troppo bello per essere complicato.
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